martedì 27 marzo 2012

Vendetta


Guidare quell'auto era maledettamente fastidioso per Amelia Bruni, la bionda trentacinquenne che era solita fumare a bordo. La sua macchina era in officina ed era costretta ad andare in giro con quella del marito. Questi le aveva impedito di accendere sigarette in quell'abitacolo perché non ne sopportava l'odore e lei, da brava moglie, aveva acconsentito. Tanto capitava raramente di dover prendere quella macchina, era troppo potente e grande, per le sue misure. Preferiva guidare utilitarie poco appariscenti, in città era molto più conveniente. Parcheggiò al solito posto, sotto casa. Ormai con i vicini vi era un tacito accordo su chi dovesse parcheggiare dove, non vi erano mai questioni... per quel motivo. Ricordava ancora tutte le liti condominiali quando si trattava di raccolte differenziate o pannelli solari. Il ragazzo che abitava sopra il suo appartamento, Davide, era un ambientalista convinto e aveva provato a convertire la mentalità di tutti i suoi vicini, con poco successo. Amelia ammirava la sua passione e il suo interesse. Un po' di meno il fatto che non aveva un lavoro ed era mantenuto dai genitori e che era un mezzo hippy che fumava erba in continuazione. Poteva giurare di aver visto una pianta di marijuana nel suo appartamento. Scese dall'auto e si accese una sigaretta, poteva fumarla tutta prima di salire. Era nervosa, e non era abituata a provare quello starno tremolio alle mani. Ricordava che l'ultima volta che era stata così nervosa era stato per il suo matrimonio: i suoi suoceri le avevano fatto firmare un accordo prematrimoniale un momento prima di percorrere la navata della chiesa, convinti che prima o poi lei avrebbe tradito suo marito e che avrebbe comunque cercato di estorcergli i soldi di famiglia, che erano tanti. La pressione del momento era così alta e pressante che aveva subito firmato i fogli. In fondo lo amava, non aveva intenzione di lasciarlo per un altro, anche se quella era un'assurda mancanza di fiducia nei suoi confronti. Suo marito Gabriele l'aveva aspettata all'altare con un sorriso raggiante e lei gli aveva fatto l'occhiolino. Per un momento era stata certa che non era a conoscenza del patto. Certezza che era svanita quando, sull'aereo diretto negli USA per la loro luna di miele, Gabriele le aveva rivelato che effettivamente era stata un'idea sua. Ovviamente quella fu la notte di nozze peggiore nella storia dei tempi, avevano dormito in stanze separate senza neanche prima cenare. La sigaretta era ormai finita e decise di salire su. Infilò la chiave nella toppa del portone e raggiunse l'ascensore, infine entrò in casa. La scena che si ritrovò davanti era inusuale: vi erano vestiti sparsi sul pavimento, quelli del marito, che aveva scelto quella mattina sistemandoli sul loro letto, e quelli di qualcun altro. Per il resto la casa era come l'aveva lasciata. Libri ordinati sulla mensola, che suo marito era ossessivamente intenzionato a sistemarli in ordine alfabetico per autore, il divano di pelle rossa, con i cuscini bianchi a spezzare la monotonia del colore, il pianoforte impolverato all'angolo con accanto il violoncello nuovo di zecca, comprato “per bellezza”. Seguì la scia di vestiti che sorpresa, sorpresa! portavano alla camera da letto. Aprendo la porta di legno bianco trovò una scena ancora più inusuale della precedente. Suo marito...con un altro uomo...nudi. Restarono tutti e tre impietriti per qualche secondo. Nessuno aveva il coraggio di muoversi o di fiatare. Quando finalmente Gabriele provò ad aprire bocca, con uno sguardo giustificatorio nei confronti della moglie, questa lo interruppe immediatamente. Non aveva voglia di sentire scuse, voleva solo allontanarsi da quella squallida scena: “Voglio il divorzio”. Erano le uniche parole che le erano sembrate opportune, in quel momento. Scappò a gambe levate da quella casa, che non voleva più rivedere. Sbatté la porta alle sue spalle e chiamò l'ascensore che nel momento in cui si aprì rivelò la presenza di Davide, l'hippy. Si ricompose davanti al giovane, si sistemò i capelli, sorrise ed entrò nel piccolo spazio. La porta si richiuse poco dopo e iniziò la loro discesa. Fissò Davide per un momento e si decise a lasciarsi andare solo per quella volta, gli mancava quella sensazione di potere che aveva avuto fino al fidanzamento. Lo spinse al muro, ignorò lo sguardo sorpreso dell'hippy che probabilmente aspettava il matrimonio per sverginarsi e impose le sue labbra sulle sue. Queste ricambiarono il bacio “appassionato” quasi immediatamente... avevano lo strano sapore della libertà. Le sue braccia la circondarono e la strinsero al suo corpo muscoloso. Forse non era poi così vergine, pensò. Prima che le porte dell'ascensore potessero aprirsi Amelia si era già staccata e aveva sorriso ammiccante, minacciando il ragazzo di non farne parola, neanche a sua madre. Corse verso la macchina del marito e si rilassò accendendosi una sigaretta, e dopo un'altra. Non aspettò molto, prima che il giovane omosessuale uscisse dal portone e si avvicinasse a lei. Con nonchalance aprì contemporaneamente la borsa e il finestrino. Afferrò la busta con i soldi contanti che aveva preparato quella mattina, in previsione di quella occasione, e la lasciò cadere nelle mani sensuali dell'uomo che con un'alzata di sopracciglia le mormorò “Non c'è di che”. Si allontanò immediatamente e finalmente Amelia poté rilassarsi. Tutto era andato come doveva andare. Era ricca.

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