Guidare quell'auto era maledettamente
fastidioso per Amelia Bruni, la bionda trentacinquenne che era solita
fumare a bordo. La sua macchina era in officina ed era costretta ad
andare in giro con quella del marito. Questi le aveva impedito di
accendere sigarette in quell'abitacolo perché non ne sopportava
l'odore e lei, da brava moglie, aveva acconsentito. Tanto capitava
raramente di dover prendere quella macchina, era troppo potente e
grande, per le sue misure. Preferiva guidare utilitarie poco
appariscenti, in città era molto più conveniente. Parcheggiò al
solito posto, sotto casa. Ormai con i vicini vi era un tacito accordo
su chi dovesse parcheggiare dove, non vi erano mai questioni... per
quel motivo. Ricordava ancora tutte le liti condominiali quando si
trattava di raccolte differenziate o pannelli solari. Il ragazzo che
abitava sopra il suo appartamento, Davide, era un ambientalista
convinto e aveva provato a convertire la mentalità di tutti i suoi
vicini, con poco successo. Amelia ammirava la sua passione e il suo
interesse. Un po' di meno il fatto che non aveva un lavoro ed era
mantenuto dai genitori e che era un mezzo hippy che fumava erba in
continuazione. Poteva giurare di aver visto una pianta di marijuana
nel suo appartamento. Scese dall'auto e si accese una sigaretta,
poteva fumarla tutta prima di salire. Era nervosa, e non era abituata
a provare quello starno tremolio alle mani. Ricordava che l'ultima
volta che era stata così nervosa era stato per il suo matrimonio: i
suoi suoceri le avevano fatto firmare un accordo prematrimoniale un
momento prima di percorrere la navata della chiesa, convinti che
prima o poi lei avrebbe tradito suo marito e che avrebbe comunque
cercato di estorcergli i soldi di famiglia, che erano tanti. La
pressione del momento era così alta e pressante che aveva subito
firmato i fogli. In fondo lo amava, non aveva intenzione di lasciarlo
per un altro, anche se quella era un'assurda mancanza di fiducia nei suoi confronti. Suo marito Gabriele l'aveva aspettata all'altare con un
sorriso raggiante e lei gli aveva fatto l'occhiolino. Per un momento
era stata certa che non era a conoscenza del patto. Certezza che era
svanita quando, sull'aereo diretto negli USA per la loro luna di
miele, Gabriele le aveva rivelato che effettivamente era stata
un'idea sua. Ovviamente quella fu la notte di nozze peggiore nella
storia dei tempi, avevano dormito in stanze separate senza neanche
prima cenare. La sigaretta era ormai finita e decise di salire su.
Infilò la chiave nella toppa del portone e raggiunse l'ascensore,
infine entrò in casa. La scena che si ritrovò davanti era inusuale:
vi erano vestiti sparsi sul pavimento, quelli del marito, che aveva
scelto quella mattina sistemandoli sul loro letto, e quelli di
qualcun altro. Per il resto la casa era come l'aveva lasciata. Libri
ordinati sulla mensola, che suo marito era ossessivamente
intenzionato a sistemarli in ordine alfabetico per autore, il divano
di pelle rossa, con i cuscini bianchi a spezzare la monotonia del
colore, il pianoforte impolverato all'angolo con accanto il
violoncello nuovo di zecca, comprato “per bellezza”. Seguì la
scia di vestiti che sorpresa, sorpresa! portavano alla camera da
letto. Aprendo la porta di legno bianco trovò una scena ancora più
inusuale della precedente. Suo marito...con un altro uomo...nudi.
Restarono tutti e tre impietriti per qualche secondo. Nessuno aveva
il coraggio di muoversi o di fiatare. Quando finalmente Gabriele
provò ad aprire bocca, con uno sguardo giustificatorio nei confronti
della moglie, questa lo interruppe immediatamente. Non aveva voglia
di sentire scuse, voleva solo allontanarsi da quella squallida scena:
“Voglio il divorzio”. Erano le uniche parole che le erano
sembrate opportune, in quel momento. Scappò a gambe levate da
quella casa, che non voleva più rivedere. Sbatté la porta alle sue
spalle e chiamò l'ascensore che nel momento in cui si aprì rivelò
la presenza di Davide, l'hippy. Si ricompose davanti al giovane, si
sistemò i capelli, sorrise ed entrò nel piccolo spazio. La porta si
richiuse poco dopo e iniziò la loro discesa. Fissò Davide per un
momento e si decise a lasciarsi andare solo per quella volta, gli
mancava quella sensazione di potere che aveva avuto fino al
fidanzamento. Lo spinse al muro, ignorò lo sguardo sorpreso
dell'hippy che probabilmente aspettava il matrimonio per sverginarsi
e impose le sue labbra sulle sue. Queste ricambiarono il bacio
“appassionato” quasi immediatamente... avevano lo strano sapore
della libertà. Le sue braccia la circondarono e la strinsero al suo
corpo muscoloso. Forse non era poi così vergine, pensò. Prima che
le porte dell'ascensore potessero aprirsi Amelia si era già staccata
e aveva sorriso ammiccante, minacciando il ragazzo di non farne
parola, neanche a sua madre. Corse verso la macchina del marito e si
rilassò accendendosi una sigaretta, e dopo un'altra. Non aspettò
molto, prima che il giovane omosessuale uscisse dal portone e si
avvicinasse a lei. Con nonchalance aprì contemporaneamente la borsa
e il finestrino. Afferrò la busta con i soldi contanti che aveva
preparato quella mattina, in previsione di quella occasione, e la
lasciò cadere nelle mani sensuali dell'uomo che con un'alzata di
sopracciglia le mormorò “Non c'è di che”. Si allontanò
immediatamente e finalmente Amelia poté rilassarsi. Tutto era andato
come doveva andare. Era ricca.
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